Storie: Stadio Dall’ara Bologna

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“Papà ma perché mi hai portato qua? “Disse al padre senza troppi indugi. “Vedi, di questo posto sentirai svariati pareri differenti, ti diranno che chi viene qui la domenica è gente che non ha nulla da fare, che ama la violenza o che solamente è attratta in modo ignorante da undici persone che corrono dietro ad un pallone…ma ti diranno anche l’esatto contrario”. Allora il figlio rispose:”E tu… tu cosa ne pensi?”. “Cosa ne penso? Io penso che le idee della gente vadano senza dubbio rispettate, ma penso soprattutto che questo prato è stato calpestato da giocatori che nel mondo sono diventati leggendari, come Bulgarelli, Baggio e tantissimi altri; in questi spalti ho la certezza di aver visto gente gioire per un gol fatto, disperarsi per un gol subito o addirittura piangere per una retrocessione; perché devi sapere che qui ogni domenica il tempo si ferma per novanta minuti, e sul terreno di gioco non ci sono solamente ventidue persone che corrono dietro ad un pallone,ma è rappresentata una città intera, con le sue tradizioni e perché no, anche con il proprio orgoglio di essere unica al mondo… So che a volte, per una persona che guarda le cose dall’esterno può sembrare un ambiente privo di cultura e di ogni senso logico, ma io chiedo a questa gente di provare ad immedesimarsi nei tifosi che tutte le domeniche rinunciano anche a stare con la famiglia o con gli amici pur di vedere una partita… Perché fanno questo? Semplicemente per continuare a fare parte della storia che rende immortale questo posto.. Domenica dopo domenica…”Esterrefatto dalle sue parole, il figlio rispose:”Papà… domenica prossima possiamo diventare parte di questa storia!?”; “Certo figlio mio, speravo dicessi questo, però sappi che la cosa fondamentale sarà quella di rispettare sempre gli avversari, perché come noi, anche loro vivono ogni domenica tutto questo”. Così, spinti dall’amore reciproco che solo padre e figlio possono avere, si incamminarono al di fuori dello stadio, promettendosi però di tornarci presto, così da potersi fondere con le migliaia di altre storie che negli anni l’imponente struttura aveva permesso di creare.

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