Ticchettio

ticchettio

Le lancette continuavano a scandire le ore con una insistenza quasi paranoica…Cominciavo a non capire più dove fossi; mi sentivo perso, smarrito ed abbandonato mentre il tempo appassiva davanti a me..Ero disperato, non sapevo dove appigliarmi oramai, tu eri andata via dopo quel pesante litigio composto da brandelli di colpe che nessuno dei due aveva mai voluto prendersi.

Continuavo a vagare per la stanza alla ricerca di qualche certezza, qualche microscopica speranza in grado di calmare la mia spasmodica agitazione, ma captavo solamente quel maledettissimo ticchettio delle lancette appartenenti all’orologio da parete che mi avevi regalato qualche anno prima; le stesse lancette che ora mangiavano i minuti facendomeli pesare sempre di più… Ero oramai convinto di averti persa per sempre, rassegnato ad un futuro malsano e logoro che mi avrebbe portato verso un lento declino.

All’improvviso, quando le speranze si erano del tutto polverizzate, mi sono svegliato, rendendomi conto che tutto ciò era solamente un incubo e, tu eri li, addormentata in un sonno profondo, ma di certo non meno meravigliosa di come lo sei stata sempre; nessun litigio era impresso nella mia memoria, nessun futuro orribile attanagliava il mio inconscio, ma solo la paura per quell’incubo, e il reale ticchettio delle lancette, che mai come in quel momento avevano trasformato un triste immaginario epilogo, in una notte fatta di solide e spensierate certezze”

Matteo Conte.

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