La scelta di Doren

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“Aveva scelto di abitare su di una palafitta in mezzo al mare lontano dal mondo reale il vecchio Doren, un tempo considerato uno dei più rispettati componenti del consiglio diplomatico che questa città abbia mai avuto nella sua storia. Chiunque volesse andare a trovarlo anche solo per una chiacchierata, doveva fare i conti con l’arduo e spinoso cammino necessario prima di sopraggiungere all’abitazione; ed è per questo che non riceveva mai alcuna visita da nessuno…

E dire che un tempo il vecchio Doren era un amante della compagnia; per questo motivo ho finalmente deciso di dare una risposta al quesito che tanto ci attanaglia da anni; ovvero cosa l’ha spinto a questa scelta di vita imprevedibile agli occhi della popolazione.

E’ mattina ed il sole ormai è già alto da almeno un paio d’ore quando arrivo davanti alla inquieta casupola che affaccia sulle increspate onde del mare; decido di bussare ma, non sembra esserci nessuno, finché non mi accorgo che la porta non è chiusa a chiave; così, in modo arduo e coraggioso decido di entrare….Eccolo lì il vecchio Doren, addormentato sul suo divano, capelli bianchi come i fogli di carta sparsi per la sua casa e, per terra una bottiglia di Whiskey finita probabilmente la sera prima.

Non faccio in tempo a domandarmi se tornare indietro sui miei passi che Doren svegliandosi mi dice “Ragazzo!! Cosa ci fai qui?” io prontamente rispondo “Voglio sapere tutto; perché hai deciso di venire a vivere qui? Lontano da tutti e solamente con il rumore delle onde a fare da sfondo alla linearità dello scorrere del tempo?”. Con aria impassibile, fa finalmente uscire dalla sua bocca la risposta che per anni una città intera ha atteso…..”Ragazzo…A quella che chiami la tua città io ho dato tutto me stesso; la gente ha sempre usufruito dei miei onesti consigli, dei miei favori politici e dell’amorevole cura che ho sempre posto nell’affrontare i problemi che ogni giorno arrivavano… In tutto questo tempo però nessuno si è mai preoccupato di ricambiare tutto ciò; ecco perchè la decisione di venire qui; dove l’unico problema da risolvere è quanto pesce pescare oppure quale genere di romanzo autobiografico scrivere o; per la verità…” tre secondi di silenzio e poi.. il panico… “il piano per vendicarmi di tutti voi!!!”. Subito dopo aver pronunciato queste parole la sua mano afferra una fiocina dal pavimento e me la punta dritta alla spalla, sparandomi e cogliendomi di sorpresa…. Raggelato dalla sua follia e annebbiato dal sangue che fluisce dalla ferita, corro più veloce che posso verso l’uscita, cercando di pensare ad una soluzione veloce per porre fine a questa pazzia. “Dove credi di andare???? Non riuscirai a sfuggirmi”; queste le sue parole taglienti proprio come la sua arma che nuovamente cerca di arpionarmi ma questa volta invano; e così, approfittando del fatale errore, decido di correre verso il pazzo Doren, e di placcarlo con tutta la forza che ho addosso, fino a farlo cadere in acqua, dove ad attenderlo c’è un branco di squali affamati.

Non voglio raccontarvi i dettagli del macabro teatrino che ho davanti ai miei occhi, per cui, ancora stranito per l’accaduto e per il pericolo scampato decido di rientrare nella palafitta in legno, per dare un’occhiata a questo famigerato “piano di vendetta”.

I fogli sono pieni di disegni e descrizioni riguardanti un piano accuratamente studiato che consiste nell’avvelenare le persone che hanno ricevuto favori da Doren…Nella lista ci sono tutti; dall’attuale sindaco al commissario di polizia, e ad ognuno è stato assegnato un veleno diverso da somministrare in una differente circostanza.

Spaesato e conscio di essere una sottospecie di eroe, decido però di buttare tutte le carte in mare, proprio dove ormai del corpo di Doren non rimane più granché… Perché sto facendo questo? Questo segreto orribile, se venisse raccontato alla gente, rischierebbe di rovinare le cose buone fatte da Doren per i cittadini, ed in questo modo la gente perderebbe la speranza di poter ottenere consigli ed aiuto da altre persone… E anche se dovrò rinunciare alla gloria di aver salvato un’intera popolazione; sarà più grande la soddisfazione di tenere viva una speranza per il futuro; anche se; adesso mi toccherà solamente trovare una scusa che regga per questa dolorante ferita.

(foto: Termoli, molise).

MC

Il lago dai mille volti

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“Finalmente arrivato..Per tantissimo tempo ho cercato questo posto affrontando ogni tipo di insidia  e girando mezzo mondo… E’ cominciato tutto cinque anni fa, quando il grande saggio mi disse che se avessi voluto ritrovare me stesso avrei dovuto cercare il “lago dai mille volti”… Dove si trova non posso dirvelo, altrimenti le acque perderebbero i loro poteri e tutto questo percorso sarebbe stato inutile per me…Insomma… Cinque anni..Cinque lunghissimi anni mi ci sono voluti per sopraggiungere in questo posto dall’atmosfera intrigante e misteriosa.

Devo essere sincero.. Avevo smesso di sperarci ad un certo punto… Soprattutto dopo la morte di Erin, il mio temerario compagno di viaggio conosciuto nella grande battaglia d’Irlanda e, anche lui come me, alla ricerca del lato di se andato perduto… Oh, se solo lui fosse qui a vedere il risultato di tante avventure…Ma ormai è inutile piangere sul passato; se le cose sono accadute è perché l’universo aveva già previsto tutto, come la mia presenza qui.

Ora pero è arrivato il momento di entrare in queste acque, dove il passato si mischia con il presente e i ricordi volutamente cancellati riaffiorano, facendoti capire chi sei davvero… Per troppo tempo io l’ho dimenticato; ma è finalmente giunta l’ora di ricordare”.

L’eroe si immerse nelle gelide acque e quando ne uscì, la consapevolezza di aver raggiunto qualcosa di epico si stabilizzò nella sua testa; e fu allora che prese una grande una decisione… Avrebbe continuato a viaggiare per salvare le altre persone che, come lui, avevano perso la rotta.

MC

Storie: Stadio Dall’ara Bologna

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“Papà ma perché mi hai portato qua? “Disse al padre senza troppi indugi. “Vedi, di questo posto sentirai svariati pareri differenti, ti diranno che chi viene qui la domenica è gente che non ha nulla da fare, che ama la violenza o che solamente è attratta in modo ignorante da undici persone che corrono dietro ad un pallone…ma ti diranno anche l’esatto contrario”. Allora il figlio rispose:”E tu… tu cosa ne pensi?”. “Cosa ne penso? Io penso che le idee della gente vadano senza dubbio rispettate, ma penso soprattutto che questo prato è stato calpestato da giocatori che nel mondo sono diventati leggendari, come Bulgarelli, Baggio e tantissimi altri; in questi spalti ho la certezza di aver visto gente gioire per un gol fatto, disperarsi per un gol subito o addirittura piangere per una retrocessione; perché devi sapere che qui ogni domenica il tempo si ferma per novanta minuti, e sul terreno di gioco non ci sono solamente ventidue persone che corrono dietro ad un pallone,ma è rappresentata una città intera, con le sue tradizioni e perché no, anche con il proprio orgoglio di essere unica al mondo… So che a volte, per una persona che guarda le cose dall’esterno può sembrare un ambiente privo di cultura e di ogni senso logico, ma io chiedo a questa gente di provare ad immedesimarsi nei tifosi che tutte le domeniche rinunciano anche a stare con la famiglia o con gli amici pur di vedere una partita… Perché fanno questo? Semplicemente per continuare a fare parte della storia che rende immortale questo posto.. Domenica dopo domenica…”Esterrefatto dalle sue parole, il figlio rispose:”Papà… domenica prossima possiamo diventare parte di questa storia!?”; “Certo figlio mio, speravo dicessi questo, però sappi che la cosa fondamentale sarà quella di rispettare sempre gli avversari, perché come noi, anche loro vivono ogni domenica tutto questo”. Così, spinti dall’amore reciproco che solo padre e figlio possono avere, si incamminarono al di fuori dello stadio, promettendosi però di tornarci presto, così da potersi fondere con le migliaia di altre storie che negli anni l’imponente struttura aveva permesso di creare.

Binario vivo

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“Osservava tutto quello che entrava ed usciva dall’imponente stazione; la si può paragonare ad un anziano vegliardo posto su di un santuario sperduto sulle cime di mistiche montagne, incaricato a proteggere antiche reliquie… Centinaia di viaggiatori passavano di lì ogni giorno, e nemmeno si accorgevano della sua presenza, rendendola ancora più malinconica e memore dei tempi passati nei quali era stata lei la protagonista di quel felice trambusto confusionale che raggruppava persone speranzose e bramanti di conoscere il mondo.

I ricordi del glorioso passato avevano creato in lei un orgoglio che ruggine e polvere non sarebbero mai riuscite a spezzare; solamente l’anonimato di quell’assurdo presente ha avuto però il merito di affievolire quello che ora era solamente un debole barlume che un tempo era però un fuoco indomabile dentro di lei.

Aveva viaggiato per migliaia di chilometri affrontando svariate intemperie climatiche ed accorgendosi di quanto era bello il mondo in movimento; anche se ora, le rimaneva solamente quello spazio di binario morto nel quale poteva rimuginare sugli errori commessi in passato sotto l’indifferenza impassibile di quei viaggiatori che molti anni prima l’avevano aspettata e osservata con curiosa ansia da viaggiatori.

Finché un giorno, un misterioso individuo, venuto da chissà quale luogo del pianeta, vestito di uno splendente abito di seta e carico di uno zaino probabilmente contenente affascinanti storie di vita e macigni psicologici che solo lui era in grado di portare; la fotografò, riaccendendo in lei vivide speranze di un cambiamento in mezzo a quel via vai di persone che non facevano altro che renderla invisibile ai loro occhi.”

Matteo.

Ticchettio

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Le lancette continuavano a scandire le ore con una insistenza quasi paranoica…Cominciavo a non capire più dove fossi; mi sentivo perso, smarrito ed abbandonato mentre il tempo appassiva davanti a me..Ero disperato, non sapevo dove appigliarmi oramai, tu eri andata via dopo quel pesante litigio composto da brandelli di colpe che nessuno dei due aveva mai voluto prendersi.

Continuavo a vagare per la stanza alla ricerca di qualche certezza, qualche microscopica speranza in grado di calmare la mia spasmodica agitazione, ma captavo solamente quel maledettissimo ticchettio delle lancette appartenenti all’orologio da parete che mi avevi regalato qualche anno prima; le stesse lancette che ora mangiavano i minuti facendomeli pesare sempre di più… Ero oramai convinto di averti persa per sempre, rassegnato ad un futuro malsano e logoro che mi avrebbe portato verso un lento declino.

All’improvviso, quando le speranze si erano del tutto polverizzate, mi sono svegliato, rendendomi conto che tutto ciò era solamente un incubo e, tu eri li, addormentata in un sonno profondo, ma di certo non meno meravigliosa di come lo sei stata sempre; nessun litigio era impresso nella mia memoria, nessun futuro orribile attanagliava il mio inconscio, ma solo la paura per quell’incubo, e il reale ticchettio delle lancette, che mai come in quel momento avevano trasformato un triste immaginario epilogo, in una notte fatta di solide e spensierate certezze”

Matteo Conte.

“A volte necessitiamo solamente di sederci lungo la riva di un fiume per riflettere con noi stessi e nessun’altro.. le domande a cui non sappiamo rispondere probabilmente rimarranno le stesse e prive di risposta anche con il passare del tempo.. provocandoci quella sorta di malinconia paragonabile all’aria triste di un salice situato nel lato opposto del nostro fiume interiore…io però ho preso una decisione…non voglio più abitare nei punti interrogativi.. ma preferisco starmene qui a godermi lo scorrere dell’acqua e l’ondeggiare delle fronde dei salici.”


“se ne stava lì.. speranzosa di ricevere quel messaggio tanto atteso… sapeva di essere una donna difficile, ma finalmente qualcosa era cambiato in lei.. qualcosa in grado di farla sentire una persona migliore..non le importava se intorno a lei erano presenti centinaia di persone incuriosite.. tutto era focalizzato su quel messaggio.. su quella speranza.. che non faceva che accrescere la sua voglia di tornare finalmente a vivere…”

Nel cuore delle città: Napoli

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Questo è il primo di una lunga serie di articoli che vorrei sviluppare con il tempo, dando rilevanza alle città e ai paesi che ho avuto la fortuna di visitare fino ad oggi.

Non saranno letture in stile “guida turistica”, anche perché le librerie ne sono oramai sature, ma cercherò di entrare spiritualmente a contatto diretto con il posto preso da me in esame.

Mi ha sempre affascinato l’idea di Napoli, città odiata e città amata. Non sono mai riuscito a capire del perché la gente abbia opinioni così contrastanti di una città famosa nel mondo per una moltitudine di aspetti.

Così, una mattina, armato di zaino con all’interno qualcosa da mangiare ed una corposa dose di (inevitabili) pregiudizi, mi sono avviato alla scoperta del capoluogo Campano.

Napoli, a mio modo di vedere, è una realtà che è consapevole di essere al di fuori di ogni canone idealistico di città,  ed è questo che la rende unica al mondo.

Sono rimasto colpito dall’ospitalità quasi esagerata della gente; ed enfatizzo la parola “esagerata” solamente perché prima d’ora non mi era mai capitato di vedere gente così vogliosa di mostrarsi disponibile nell’aiutarmi (per esempio a cercare una via), senza il bisogno che io chiedessi aiuto.

Loro sono così, i Napoletani capiscono quando hai necessità di entrare in sintonia con la città.

Tutte le male voci su Napoli le capisco, non è invidia, ne tanto meno razzismo; il problema deriva dal semplice fatto che l’essere controcorrente rispetto a qualunque altra città fa si che il mondo esterno non riesca a cogliere il tuo modo di vedere l’esistenza.

Ogni città del globo nasconde ovviamente anche aspetti negativi, sta solamente a noi cercare che tali insidie si trasformino con il tempo (dovessero passare centinaia di anni) in ricordi lontani.

Per cui penso che la gente dovrebbe smettere di criticare ogni volta, ma cercare di prendere in mano la situazione (in base alle proprie possibilità) e cercare di rendersi utile.

Matteo.

Esperienze di viaggi

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Punti di vista sul mondo

Oggi per la prima volta provo (andando controcorrente alle leggi del mio blog) a pubblicare un articolo non mio; perché penso sia giusto anche vivere le esperienze degli altri attraverso i loro viaggi e le loro conoscenze.

L’articolo che leggerete è di un mio amico che ha fatto un viaggio in Nicaragua.

NICARAGUA, agosto 2008

Nicaragua!

Non so quali sensazioni evochi nel lettore il sentir pronunciare questa parola.

Alla partenza gli amici mi salutarono come se mi fossi offerto volontario per una missione suicida: 21 giorni disperso chissà dove, immerso nella natura selvaggia a cercare di evitare la malaria, circondato da povertà, delinquenza e signori della droga, armato solo di sacco a pelo, zaino in spalla e macchina fotografica.

Durante il viaggio ho visto molti posti, incontrato alcune persone (oserei dire) “particolari” e mi sono capitati diversi episodi degni di nota.

Cosa mi è rimasto più impresso di questo paese “difficile” e meraviglioso?

I Nicaraguensi:

Così sottosviluppati e selvaggi che, appena possono, pubblicizzano orribili messaggi e ideali vergognosi.

Così ignoranti da imbrattare ogni muro, serranda o portone che incontrano (mica degli appositi spazi predisposti allo scopo) per dar sfogo a ciò che presuntuosamente chiamano arte.

E, peggio ancora, gli autori di queste ignobili gesta sono tutte persone giovani, ovvero quelle che trasmetteranno i loro folli ideali alle generazioni future.

Non mi è dato sapere se e come siano cambiati in questi anni.

Di una cosa son felice: per fortuna sono tornato a Bologna…

Di Marco Beccantini.

 

P.s. per chi non avesse capito il messaggio:

LA NATURALEZA ES FUENTE DE VITA 😉

Matteo.